Psicoterapia Milano: l’approccio terapeutico della dott.ssa Parmiani

Prima di iniziare

Il mio approccio terapeutico si basa su un’iniziale valutazione e chiarificazione del tipo di disagio, problema o domanda che la persona porta, che si può svolgere in un ciclo breve di colloqui.

Prima di iniziare una vera e propria psicoterapia, infatti, propongo un percorso chiamato di Consultazione, finalizzato a chiarire e ridefinire il problema, identificandone possibili origini e individuando strade che potrebbero aiutare a superarlo. Tale percorso ha la durata di tre-cinque incontri, e ha due possibili esiti:

  • Una conclusione che non richiede ulteriori colloqui, e che risulta soddisfacente in sé sulla base degli obiettivi e delle esigenze della persona;
  • Una prosecuzione, sia con un altro ciclo breve di approfondimento, sia con un percorso più lungo, qualora sorga il desiderio o la necessità di una psicoterapia vera e propria.

Il lavoro con i bambini

Nel mio modello di lavoro con i bambini, che è il risultato, sempre in divenire, di esperienze di ampio corso, utilizzo frequentemente il percorso di Consultazione Breve: nei bambini infatti il disagio è spesso transitorio, i disturbi sono mobili e mutevoli, molto sensibili alle variazioni del contesto in cui sono immersi.

Per questo motivo, un numero limitato di incontri può essere sufficiente a rimettere in movimento nel bambino quel processo evolutivo che può bloccarsi per diversi motivi. Proprio questo blocco spesso rappresenta la causa dei sintomi e del disagio manifestato.
Ai genitori che mi portano un problema relativo al proprio figlio/a propongo quindi, generalmente:

  • Un primo incontro solo con i genitori o il genitore
  • Un incontro alla presenza del figlio
  • Un incontro tra il figlio e ciascuno dei genitori
  • Un incontro di restituzione (sintesi finale) al figlio
  • Un incontro di restituzione (sintesi finale) ai genitori, in presenza del figlio

Nel lavoro con i bambini, accanto alle parole, utilizzo strumenti di comunicazione privilegiati, come i disegni, il gioco, la narrazione di storie, attraverso cui è possibile cogliere significati che, altrimenti, facilmente sfuggirebbero all’esame della situazione;. L’esito di queste attente indagini diventano, in seguito, il tema centrale dei colloqui con i genitori per aiutarli a spostare il loro sguardo su aspetti del mondo emotivo del bambino che – diversamente- potrebbero restare celati oppure inascoltati nella sua quotidianità.

Il lavoro che svolgo in questi casi, dunque, permette ai genitori di disporre di nuove chiavi di lettura dei comportamenti del figlio, e di individuare quindi nuove modalità per accoglierli e/o affrontarli

Utilizzo un modello di lavoro analogo con gli adolescenti, con tutte quelle modifiche imprescindibili per accogliere adeguatamente il bisogno dei ragazzi di sentirsi riconosciuti nella loro crescita e nel processo di differenziazione dai genitori.

Il lavoro con gli adolescenti

Con gli adolescenti trovo proficuo utilizzare anche strumenti, come i test proiettivi, che consentono al ragazzo di “vedersi” attraverso gli occhi dell’altro.

Questo lavoro di rispecchiamento può consentire all’adolescente di rimettere insieme “i pezzi” che sente dentro di sé e sente di non riuscire a comporre. Il test proiettivo facilita il dialogo e l’espressione di sè soprattutto in quei ragazzi che faticano a mettere in parola ciò che sentono, e che dunque tendono a manifestare il loro malessere solo nei comportamenti e nelle azioni.

Il lavoro con gli adulti

Anche con gli adulti propongo inizialmente un percorso di consultazione breve; l’obiettivo è di aiutare la persona a trovare modalità differenti di considerare la propria difficoltà, ritrovando risorse e potenzialità che a volte si annidano proprio nel “sintomo” e rivelano così la loro presenza, chiedendo di essere ri-scoperte.

Considero infatti il sintomo come la porta d’ingresso verso una maggiore autenticità, portatore non solo di sofferenza ma anche, potenzialmente, di qualcosa di nuovo: il disturbo che compare in un certo momento, il disagio che diventa insostenibile ci dicono che si è pronti a cercare una nuova strada, perché quella fino a quel momento percorsa non ha più uno sbocco utile. È un momento prezioso, che è importante ascoltare, con l’aiuto di qualcuno che ri-orienti lo sguardo della persona, per vedere, e quindi per poter vivere, qualcosa di diverso e per ritrovare un equilibrio più soddisfacente.

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