DISTURBI DEL SONNO NEL BAMBINO

Il momento del sonno è molto delicato per un bambino, e niente affatto banale: comporta un passaggio da un mondo all’altro, una seppur temporanea separazione dai genitori , dal loro sguardo e dal contatto fisico con loro.

I bambini piccoli (0-3 anni), in particolare, che non hanno ancora sviluppato una nozione del tempo, possono vivere questo momento come un abbandono, un precipitare nella solitudine a cui si ribellano, spaventati.

Ecco quindi che nell’addormentamento entrano in gioco altri fattori, relativi al senso di sicurezza che il bambino sta sviluppando e a quella che un famoso pediatra e psicoanalista inglese, Donald Winnicott, chiamava “la capacità di essere solo”.

Si tratta di una capacità che si costruisce nel tempo e grazie a relazioni stabili con l’ambiente; sappiamo che anche da adulti non sempre è presente.

Il bambino impara ad essere solo, anche al momento della nanna, quando sente che la sua figura di accudimento rimane, anche se lui si allontana, anche se si arrabbia, anche se… si addormenta! Il suo desiderio di esplorare il mondo non gli fa perdere la mamma, la sua rabbia non la distrugge.

Tali apprendimenti, insieme alla stabilità delle relazioni con adulti in grado di contenere le sue emozioni e di “tradurre” e filtrare per lui le esperienze, contribuiscono al consolidamento di una sicurezza di base.

Il bambino sufficientemente “sicuro” sarà il bambino che potrà più facilmente abbandonarsi al sonno. “Ci vogliono i riti” – diceva la rosa alla volpe nel “Piccolo principe” di Saint- Exupéry: l’abitudine che costruisce un mondo familiare, conosciuto, nel quale il bambino può muoversi, andare e venire senza troppa paura.

Spesso però, il bimbo che non dorme mette a dura prova i genitori che, stremati, possono finire con il mettere in atto strategie che sembrano alleviare la fatica nell’immediato, ma che a lungo termine rischiano di peggiorare il problema.

Per questo è importante non sottovalutare la difficoltà e prendersi il tempo per pensare, per capire, per sentire.

Con i bambini più grandi, l’insonnia può talvolta rappresentare uno strumento, che il bambino scopre essere a suo modo efficace, per trattenere il genitore, richiamandolo su qualcosa che lo disturba o lo preoccupa, ma che non riesce ad esprimere con le parole.

L’effetto del “non riuscire a dormire” del bambino , infatti, si traduce in un avvicinamento del genitore, che comporta a volte anche uno spostamento fisico, con una riorganizzazione degli spazi di ciascuno durante per la notte.

A volte, è il segnale di un momento di difficoltà nella coppia dei genitori, oppure dell’esperienza di un lutto, di una separazione o di un cambiamento significativo nella vita del bambino che lo porta a temere fortemente di lasciare il controllo, quindi lo stato vigile.

In queste situazioni può risultare molto difficile per un genitore non essere coinvolto da un meccanismo che fa leva anche sui sensi di colpa, e da cui non si riesce a prendere le distanze. E’ importante capire questo meccanismo, per poterlo modificare.

A volte con qualche piccolo accorgimento, in altri casi cogliendo l’occasione per ripensare a quanto di disfunzionale nella famiglia il bambino sta segnalando. Potrebbe essere un’ottima segnalazione…

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