Anziani e bambini: due mondi lontani o molto vicini?

Anziani e bambini: due mondi lontani o molto vicini?

Contesto sociale

Ci sono fattori sociali importanti che caratterizzano il ruolo dei nonni nella nostra società, che riguardano le trasformazioni della famiglia.

Tra queste, i progressi nell’evoluzione del ruolo delle donne, con la crescente occupazione femminile, a cui però si accompagna un’evoluzione non altrettanto efficiente del sistema del welfare, che non garantisce a tutte le famiglie un’adeguata cura dei piccoli, mentre i genitori lavorano.

Un altro fattore rilevante è il crescere dell’aspettativa di vita, quindi grazie ai progressi della scienza e della medicina ci sono più nonni in salute.

Gli ultrasessantenni, a parità di età con i nonni di una volta, sembrano meno vecchi.

Sono più abituati ai cambiamenti e, se in buona salute, continuano a condurre una vita dinamica, ma soprattutto, in generale non si definiscono né si pensano come anziani; al massimo si considerano come degli adulti maturi.

Questa tendenza fa parte di un trend della società occidentale contemporanea, che vuole tutti giovani, che fa dell’adolescenza l’età modello per mode e stili di vita.

In Italia, è tipico che le carenze del welfare vengano almeno in parte tamponate dalla famiglia: i nonni, spesso ancora abbastanza giovane ma ormai in pensione, si dedicano così alla gestione dei nipoti fino al momento del rientro dei genitori dal lavoro.

Così, in uno scenario caratterizzato dalla precarietà (di ideali politici, del lavoro, ) nonne e nonni – in modo diverso – sembrano costituire una solida base economica e affettiva per tutta la famiglia.

Vecchi e bambini condividono più caratteristiche di quanto possa sembrare. Per esempio:

  • il ritmo di vita, più lento di quello della generazione di mezzo, maggiormente scandito da esigenze legate al corpo;
  • la fatica con cui si affrontano i cambiamenti;
  • il bisogno di risposte;
  • la fragilità e quindi il bisogno di protezione;
  • l’egocentrismo cognitivo, ovvero la tendenza a collocarsi al centro dei pensieri e dei discorsi;
  • il bisogno di ripetizione: di sentirsi ripetere o di ripetere narrazioni, frammenti biografici;
  • l’importanza dell’esperienza narrativa, che sia il narrare e ricordare o il sentire raccontare e narrare;
    un legame particolare, significativo ed “essenziale” con persone oggetti.

Fermiamoci su due di queste possibili analogie: bisogno di relazione e rapporto con cose e persone.

Bambini e anziani condividono una fragilità da cui deriva una certa dipendenza dagli altri.

Nonni e nipoti, vecchi e bambini, più sono rispettivamente vecchi e piccoli, più sono dipendenti.

In psicologia dell’età evolutiva, si parla di bisogno di attaccamento.

L’attaccamento è una nozione introdotta per la prima volta dallo psichiatra e psicoanalista John Bowlby, a partire dagli anni sessanta e settanta. Bowlby ha dimostrato che la capacità di legarsi a figure fidate, in grado di proporsi come “base sicura” per la costruzione di relazioni di aiuto e sostegno, è la condizione per alimentare la sensazione di sicurezza che sta alla base dell’autostima, dell’equilibrio e della serenità emotiva.

Ciò che è significativo è che di una base sicura l’essere umano ha bisogno lungo tutto il corso dell’esistenza.

Il bisogno di coltivare relazioni affettivamente importanti è dunque una condizione esistenziale imprescindibile, da garantire in ogni stagione della vita.

Un altro aspetto sopra accennato che accomuna, in una posizione di ingresso e di congedo dall’umano vivere, vecchi e bambini, è il legame essenziale che essi instaurano con le persone e con le cose.

Gli oggetti infatti, sia per i più piccoli che per i più anziani, assumono il valore di memoria tangibile di legami affettivi ed esperienze importanti.

È possibile così cogliere nell’infanzia come nella vecchiaia una particolare attitudine all’essenziale, una capacità-necessità di guardare nella profondità delle cose.

Quando i rapporti si inceppano…

Nel caso (attualmente molto frequente) in cui i genitori sono separati, i nonni – nel migliore dei casi – possono rappresentare un elemento importante di continuità familiare per il bambino, oltre che un punto di riferimento nei momenti più critici.

In alcuni casi, però, quando il conflitto tra due ex coniugi è ancora molto alto, i nonni, se coinvolti in questa dinamica, possono contribuire al contrario al suo esacerbarsi, ad esempio quando anziché aiutare il proprio figlio a mediare con l’altro, amplificano i rancori e svalutano l’altro genitore.

Altre volte, al nonno viene chiesto di badare al bambino con la pretesa, però, di definire con precisione le modalità con cui deve relazionarsi al nipote. In questi casi, possono sorgere gelosie e reciproche svalutazioni.

DUE ESEMPI TRATTI DALLA PRATICA CLINICA

Una giovane mamma, per necessità, lasciava tutti i pomeriggi le proprie figlie presso la nonna paterna.

Questa, che già nutriva molti dubbi circa le capacità materne della nuora, tendeva a invadere l’ambito di intervento dei genitori.

La mamma mi raccontava che spesso, quando andava a prendere le bambine, si fermava un po’ con loro ad aiutarle a finire di fare i compiti.

La nonna la redarguiva, facendole osservare che sbagliava, sottolineando davanti alle bambine la sua incompetenza.

Questa donna, già molto fragile, ne ricavava un tale senso di umiliazione da sentirsi ancora più indebolita come genitore; col tempo, ha finito col credere alla suocera, cosi come le sue figlie, che sempre meno volentieri lasciavano la casa della nonna per tornare dai genitori.

Il padre, in questa situazione, prendeva le parti della propria madre, facendo sentire la signora sempre più sola.

In questo caso la fragilità della madre, sommata all’invadenza della nonna, e al mancato supporto del padre alla moglie, hanno creato una situazione di grande disagio per le ragazzine, cresciute con l’idea che la mamma non solo non fosse una brava mamma, ma le avesse anche abbandonate alla nonna.

Una donna, con tre bimbi, ha molte difficoltà personali, una storia personale costellata da perdite e trascuratezza, subite dai propri genitori.

Il marito la lascia e sparisce, lasciandola sola con i figli, di cui lei non riesce ad occuparsi. I bambini vengono affidati ai nonni paterni, che se ne prendono cura amorevolmente.

La signora però, per la fatica di riconoscere di non farcela da sola, non accetta questo aiuto e nutre sentimenti di forte gelosia e rabbia nei confronti dei suoceri.

Era convinta che i nonni parlassero male di lei ai bambini, cosa che in realtà non accadeva. Così, gelosa e rabbiosa, quando vedeva i bambini, finiva con il dire sempre male dei nonni.

In questo modo, i suoi tre figli si arrabbiavano con lei, oppure adattandosi alle esigenze dei grandi, quando erano con la mamma si sforzavano di evitare qualsiasi discorso riguardante la nonna, e viceversa.

In questo modo, purtroppo, i bambini si caricavano del peso di un conflitto che apparteneva alla loro mamma, non a loro.

Come si evince da questi esempi, a volte le storie individuali, con i loro antichi conflitti e complessi intrecci familiari, fanno sì che si creino distanze e perfino ostilità tra genitori e nonni, in mezzo alle quali finiscono per restare intrappolati proprio i bambini.

Potenzialità di crescita per grandi e piccoli

L’apprendimento umano presuppone una natura sociale, ovvero, la competenza prima è sociale e poi diventa competenza individuale. Questo indica la fondamentale importanza dell’interazione sociale nell’apprendimento.

Questa potenzialità di sviluppo e di apprendimento indica anche uno spazio di crescita che riguarda tutte le età della vita: non solo i bambini e adolescenti, ma anche la maturità adulta, momento in cui l’individuo ha la responsabilità di prospettarsi nuovi obiettivi.

Anche in questa fase si realizzano sviluppi e nuovi apprendimenti.

Da qui l’importanza di consentire ad anziani, bambini, adolescenti, momenti di incontro ed esperienze comuni.

La possibilità, per vecchi e bambini, di incontrarsi e frequentarsi regolarmente, costringe ad uno sforzo di adattamento reciproco, che negli uni promuove un invecchiamento attivo, negli altri educa all’attenzione e al rispetto dell’altro imparando fin da piccoli a gestire le differenze.

Per gli anziani, stare in relazione con i piccoli può aiutare a non cedere alla malinconia e alla rabbia. Può appagare il sentire di di aver lasciato un’eredità formativa, una memoria.

Gli anziani possano coltivare la possibilità di sentirsi valorizzati, attesi, accostati con curiosità, coinvolti in esperienze di incontro e di conoscenza, in cui fare dono di affetto, narrazioni, premure.

Qualcosa si riaccende: è come se venissero riportate in superficie le tracce di esperienze lontane, vissute come genitori e come figli.

Le persone anziane che stanno con i bambini o che si occupano dei nipoti, riscontrano dunque benefici importanti:

  • la trasmissione di memoria: il rapporto con i nipotini rende visibile la propria importanza nella maturazione della personalità dei nipoti;
  • la possibilità di apprendere cose nuove;
  • la possibilità di sentirsi ascoltati e valorizzati;
  • effetti positivi sull’umore e sul senso di vitalità;
  • risponde al bisogno profondo di “prendersi cura” dell’altro, fragile e indifeso;
  • permette ai nonni di manifestare la tenerezza, che nei rapporti tra adulti o nella coppia è più difficile esprimere.

D’altra parte, il contatto con gli anziani può essere di insegnamento per i piccoli:

  • arricchisce il loro mondo cognitivo: il nonno rappresenta una fonte di nuove informazioni attraverso i giochi o i racconti, e attiva una dimensione storica aiutando il bambino ad uscire dalla dimensione del qui e ora;
  • riempie il loro mondo affettivo. Spesso il nonno presenta caratteristiche di dolcezza e  disponibilità, che si contrappongono alla fretta dei genitori;
  • rinforza la dimensione etica: trasmette o conferma norme, valori. Rappresenta una figura adulta di tipo diverso, con valori in parte differenti dal genitore;
  • allarga l’orizzonte percettivo del bambino e lo distoglie da un’eccessiva concentrazione su di sé: il rapporto con i nonni può espandere il mondo mentale del bambino, che può realizzare esperienze di gioco, di scoperta, di scambio di sguardi e tenerezze;
  • abitua ad una molteplicità di incontri, modalità, insegnando il valore della diversità;
  • aiuta ad imparare a capire quello che gli altri pensano e a sintonizzarsi sulle loro attese (sviluppando così la preziosa dote dell’empatia): l’arricchimento dei contatti con persone diverse da mamma e papà amplia l’immagine che il bambino ha di sé e degli altri. In questo modo, fin da piccolissimo, il bambino può sviluppare la capacità di empatizzare più facilmente con soggetti diversi.

Così, se i bambini costituiscono per gli anziani una sorta di specchio introspettivo, gli anziani possono rappresentare per i bambini uno specchio proiettivo – di saperi, esperienze, conoscenze, emozioni… – in cui prefigurare il futuro.

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