Quando la scuola è un problema: la scuola materna

Quando la scuola è un problema: la scuola materna

L’inizio della scuola rappresenta per tutti i bambini e per le loro famiglie un momento molto significativo, spesso di svolta.

La scuola materna: dal familiare all’estraneo

Per un bambino, iniziare la scuola materna segna una tappa fondamentale, a maggior ragione se non ha frequentato l’asilo nido.

Si tratta di un passaggio di crescita importantissimo: il piccolo fa il suo ingresso nel mondo sociale, fa il suo debutto in società.

L’ingresso a scuola rappresenta infatti il passaggio dall’ambito familiare della casa, dei genitori, dei nonni, in cui tutto, o quasi, ruota intorno a lui, ad un ambiente nuovo, che presenta colori, odori, suoni diversi, persone che non fanno parte del mondo noto al bimbo.

Inoltre, questione non di poco conto, il bambino dovrà affrontare – forse per la prima volta – un insieme di regole necessarie alla vita di un piccolo gruppo, quello cioè della sua classe.

Dovrà imparare a condividere, ad attendere, a chiedere, molto più di quanto fosse abituato a fare nel mondo rassicurante di casa, dove gli adulti spesso sanno già cosa gli piace, e dove, nel migliore dei casi, hanno imparato ad intuire i suoi bisogni ancora prima che li esprima.

Un altro elemento importante della piccola rivoluzione portata dall’inizio della scuola riguarda i genitori, a cui è richiesto di affidare il figlio ad altri adulti, anche per loro poco conosciuti, compiendo uno sforzo di fiducia e sapendola comunicare al bambino.

Tale capacità di affrontare il cambiamento con fiducia e speranza, e di trasmetterla al bambino, è una funzione fondamentale della genitorialità, che sarà sollecitata anche in diverse altre fasi della vita del figlio.

Così, ad esempio, se un genitore, molto preoccupato e in difficoltà all’idea di separarsi dal suo bambino, non riesce a riconoscere questo passaggio come sano e vitale per la crescita del piccolo (ma anche per se stesso, e per la relazione genitore-figlio), faticherà a trovare nelle insegnanti che lo accolgono caratteristiche sufficientemente buone.

Sarà propenso alla critica, alla diffidenza, e anche se del tutto involontariamente, potrà trasmetterle al figlio, che sarà quindi maggiormente in difficoltà nell’adattarsi al nuovo ambiente.

Il bambino potrebbe infatti percepire che, se si mostrasse a suo agio anche con le insegnanti, la mamma o il papà potrebbero sentirsi feriti, e anche un po’ traditi. Il timore di perdere anche solo per un momento l’affetto del genitore, provocandogli un dispiacere, è sufficiente perché il bambino si chiuda rispetto al nuovo ambiente scolastico, e si precluda il piacere di imparare da esso.

Un esempio evidente di questo genere di dinamiche è rappresentato dalla fatica del bimbo a staccarsi dal genitore nel momento dell’accompagnamento a scuola, manifestata da pianti e lamenti, a fronte della serenità riferita dalle insegnanti una volta che il bambino inizia le attività e il genitore si è allontanato.

In alcuni casi, il comportamento del bambino dà voce anche alla tristezza, alla preoccupazione, ai sensi di colpa che il piccolo avverte nella “pancia” del genitore. Questi, magari con l’aiuto di un professionista, dovrà provare a sentire e riconoscere le sue emozioni per poter scegliere più consapevolmente quali condividere con il figlio, e quali invece è bene tenere per sé.

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