Non sta mai fermo…

Non sta mai fermo…

È una frase che sento ripetere da insegnanti e genitori, alle prese con bambini che sembrano non poter resistere fermi sulla sedia, non riuscire a mantenere la concentrazione, faticare ad accettare le regole che la scuola impone. Bambini “iperattivi”.

Mi è capitato spesso di incontrarli, insieme alle loro mamme preoccupate e sollecitate dalle maestre a prendere provvedimenti.

Spesso infatti il problema emerge all’inizio delle scuole elementari, che rappresentano un momento chiave nel percorso di vita di un bambino: è l’ingresso nel mondo delle regole, diverse da quelle della scuola materna, e soprattutto nel mondo delle prestazioni.

Al bambino è ora richiesto di produrre, dimostrare, e per la prima volta nella sua vita sarà valutato per le sue produzioni.

Questa novità può mettere in crisi alcuni bambini, più di altri sensibili al giudizio dell’adulto, o propensi ad eccellere in ogni cosa, tanto da creare in loro un forte stato di ansia, che non riescono ad esprimere con le parole, ma che si manifesta nel comportamento.

Ecco allora che i bambini sentono di dover prendere la rincorsa, di non potersi fermare, tale è il timore di restare indietro, di essere superati da altri, di non ricevere quell’ammirazione a cui sono stati abituati.

Spesso questi bambini fanno molta fatica ad accettare le piccole frustrazioni, forse perché sono stati tanto attesi e poi tanto coccolati, forse perché i genitori hanno cercato in ogni situazione di proteggerli, temendo che anche piccole esperienze “frustranti” potessero incidere negativamente sul loro benessere.

È questa una tendenza molto diffusa nella nostra società, in cui il “re bambino” sembra dominare sugli adulti, in difficoltà e in crisi rispetto a certezze e ruoli.

Si tratta però di un dominio fragile e destinato a crollare: il bambino ha infatti estremamente bisogno di un contenitore fermo e rassicurante, che gli fornisca limiti precisi, che rappresenti per lui un riferimento stabile, anche se contrasta alcuni dei suoi desideri o delle sue preferenze.

Quando non lo trova, è come se correndo non trovasse mai un sentiero, delle indicazioni, dei paletti, per cui tenderà ad “alzare il tiro”, alla ricerca di questi limiti, di qualcuno che, conoscendo già il percorso, sappia frenarlo ma anche orientarlo.

Nella mia esperienza, i bambini cosiddetti “iperattivi” sono dunque bambini che stanno cercando un limite che consenta di loro di capire che strada fare, quale percorso scegliere: il potere di decidere, spesso loro ampiamente concesso, fa sentire importanti, ma anche molto soli.

Sono anche bambini che non accettano di perdere, perché questo li farebbe sentire troppo fragili e meno amabili.

Infine, è possibile che i bambini “che non stanno mai fermi” nascondano dentro di sé un sentimento di tristezza, a cui reagiscono con la fuga: sentono che se si fermassero, emozioni che li spaventano potrebbero invaderli.

In tutti questi casi, è importante poter creare nei diversi contesti di vita del bambino, tempi e spazi senza richieste di prestazione, senza giudizio, senza scadenze, ma con l’attenzione e la guida ferma di un adulto, che contiene, limita e così facendo rassicura il bambino.

A volte può essere necessario l’aiuto di un esperto che faciliti genitori e bambini nell’affrontare e mettere in parola quelle emozioni rifiutate che si trasformano in agitazione e irrequietezza, e poter così riprendere a camminare, senza, necessariamente, correre.

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