La rabbia nei bambini: come gestirla?

La rabbia nei bambini: come gestirla?

Un bambino che non accetta un limite, che si innervosisce e diventa intrattabile quando non riesce in qualche compito o attività, che risponde male e non ascolta gli adulti può mettere molto alla prova un genitore.

Proviamo a capire come affrontare queste situazioni, prendendo ad esempio un bambino di 10 anni, che quindi si avvia verso la preadolescenza pur mantenendo tutte le caratteristiche e peculiarità dell’infanzia.

Un primo punto da mettere a fuoco è: che cosa suscita, nel genitore, la reazione del bambino? Come reagisce? Per comprendere e gestire al meglio la rabbia del figlio, infatti, è indispensabile innanzitutto identificare, dentro di sé, le emozioni , i pensieri, le sensazioni che il comportamento del bambino provoca.

Molto spesso infatti, la reazione e il comportamento del genitore non fa che esasperare la rabbia del figlio, in una spirale negativa che diventa poi difficile da controllare e che finisce col lasciare genitore e bambino frustrati e insoddisfatti.

Se, invece, il genitore, a mente fredda, ripensa a che cosa, in particolare, lo indispone del comportamento del bambino, potrà acquisire consapevolezza e quindi maggior controllo nel momento “critico”, riuscendo a gestire la situazione con più lucidità.

Facciamo un esempio: Leonardo ha 10 anni e quando esce da scuola non saluta la mamma, le risponde male, a volte si esprime rabbiosamente criticando il pasto che la mamma ha preparato per lui.

La madre non riesce a capire cosa succeda al bambino anche perché da poco tempo ha deciso di chiedere il part-time, proprio per poter passare più tempo con il figlio. Dentro di sé a volte pensa: è questo il ringraziamento? I nonni di Leonardo, che fino a poco prima si occupavano del nipote nel pomeriggio, si sono trasferiti lontano, per essere aiuto all’altra figlia, che ha appena avuto una bimba.

La mamma di Leonardo, ripensando alla situazione, si rende conto del suo risentimento verso i genitori, e di come involontariamente e inconsapevolmente abbia scaricato il suo malumore sul figlio. Leonardo, quindi, con il suo comportamento oppositivo non faceva che dare voce alla rabbia della mamma.

Per lei, comprendere questo passaggio è stato fondamentale per modificare la sua percezione della reattività di Leonardo, per modulare la propria, con un vantaggio tangibile nel loro rapporto. La mamma si è accorta che riponeva nelle risposte di Leonardo sulla giornata scolastica un’aspettativa di “risarcimento” rispetto a quanto lei, per l’assenza dei nonni, sentiva di aver (ingiustamente) perso.

Leonardo percepiva, seppur confusamente, queste aspettative della mamma, e reagiva manifestando rabbia. La mamma di Leonardo, con il supporto di una psicologa, è riuscita ad identificare questo meccanismo e a modificare quindi il comportamento proprio e del figlio, e ora procede autonomamente, soddisfatta del proprio rapporto con Leonardo.

Un secondo punto che è utile esaminare riguarda le strategie per prevenire e gestire concretamente il comportamento rabbioso del bambino, che consideriamo poter funzionare in parallelo al primo punto, sopra descritto.

Alcune indicazioni, abbastanza semplici, si rivelano utili nella gestione di momenti di crisi:

  • identificare anticipatamente le situazioni scatenanti la rabbia del bambino, così da essere emotivamente “preparati” ad affrontarle, ma anche al fine di bloccare la crisi prima che i toni si alzino eccessivamente.
  • fare chiarezza, dentro di sé, su quali, tra i comportamenti oppositivi del bambino, sono del tutto inaccettabili e richiedono un intervento normativo, e quali invece non necessitano tale azione, differenziando così anche le proprie risposte. Il rischio infatti è che qualunque gesto del bambino che non risponde alle aspettative del genitore diventi motivo di insoddisfazione e di rimprovero.
  • pensare in anticipo al tipo di intervento che si ritiene di mettere in atto, così da non perdere il controllo sulla propria emotività nel momento in cui è necessario rispondere al bambino.
  • rimanere coerenti: se si è detto al bambino che una certa azione non è consentita, occorre mantenersi fermi sulla stessa linea, per quanto lui possa protestare o insistere. La coerenza ovviamente è altrettanto importante tra figure diverse che si occupano del bambino. Se questa viene a mancare, il bambino non ha la possibilità di interiorizzare la presenza di punti di riferimenti stabili, e viene legittimato a “provarci” finchè riesce a far cedere l’adulto. Ne ricava un senso di onnipotenza che risulta però un’arma a doppio taglio: l’altra faccia della medaglia, infatti, è l’impotenza. Questo alimenterà in lui sensi di insicurezza e confusione.
  • assicurarsi di ritagliarsi momenti, nella giornata, di interazione positiva, piacevole e gratificante per genitore e figlio, indispensabili per alimentare il rapporto affettivo e consolidare sentimenti di fiducia: in se stesso come bambino amato e amabile, nonostante i capricci, e nell’altro come adulto disponibile e accogliente, anche se normativo e a volte fonte di frustrazione.

In sintesi:

  • riflettere su di sé – sulle proprie emozioni e reazioni, per comprendere meglio la dinamica che si crea con il bambino;
  • anticipare le situazioni di crisi per impedire che degenerino;
  • stabilire chiari confini tra grandi e piccoli: il genitore può e deve essere anche un punto di riferimento normativo, oltre che affettivo;
  • mantenere o ricreare momenti di interazione positiva e gratificante con il bambino, per alimentare e nutrire la relazione affettiva e di reciproca fiducia.
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