Aiuto, mio figlio ha… l’adolescenza!

Aiuto, mio figlio ha… l’adolescenza!

I bambini che diventano adolescenti colgono sempre i genitori impreparati. L’adolescenza comporta infatti una vera trasformazione, che coinvolge l’aspetto fisico, l’area affettiva ed emozionale, lo sviluppo cognitivo.

“Non lo riconosco più!” – mi dicono tante mamme che mi consultano, preoccupate o in crisi per non sapere più come rivolgersi alla propria bambina o bambino, diventato, quasi improvvisamente, un estraneo.

In questi casi è frequente che il genitore cerchi spiegazioni nelle frequentazioni extra familiari del figlio: è quell’amico/a che lo trascina, lui/lei non è così… Vuole imitare gli altri…

Forse, ma anche i cambiamenti che sembrano rendere il proprio figlio irriconoscibile rappresentano delle vere e proprie “prove di identità”, che il ragazzo deve poter sperimentare, come se dovesse provare più abiti, di diverse taglie, colori e modelli, prima di sentire e trovare quello giusto per lui.

Una “prova” che durerà, in forme diverse, molti anni…

Mentre vivono la turbolenza dei figli, i genitori faticano a ricordare che si tratta di una fase transitoria, in evoluzione, non di uno status fisso acquisito una volta per tutte.

Il tempo: un elemento fondante della vita di ciascuno, e una variabile centrale nell’adolescenza, età della vita in cui possiamo dire che la dimensione temporale nasce, in tutto il suo significato, per la prima volta.

Dalle giornate senza fine dell’infanzia, tempo scandito solo dalla scuola e definito comunque dagli adulti, nasce infatti un tempo soggettivo, individuale, con un inizio e una fine, che non passa mai, che fa paura: il tempo dell’adolescente.

Da qui la sua impazienza, la fatica di posticipare ed attendere per la realizzazione dei suoi desideri o per l’espressione dele sue emozioni, come pure quel senso di assolutezza che solo in questa fase della vita si sperimenta in modo così intenso.

Non esistono le sfumature: o sono un fallito, o sono un eroe; se quel ragazzo/a non mi vuole, nessun altro mi vorrà mai e io non valgo niente; se non prendo un bel voto, sono un incapace, e così via…

In effetti, l’adolescenza presenta punti in comune con le prime fasi di vita del bambino, nelle quali prevale la scoperta, il bisogno di sentirsi autonomi, il rifiuto della dipendenza totale dai genitori, la nascita di un Sè che comincia a poter dire: “Io”.

E i genitori, come possono… sopravvivere al terremoto adolescenziale? Un terremoto che a volte avviene, in realtà, come un’implosione silenziosa: come nel caso di quei ragazzi che, anziché buttare fuori, in un comportamento ribelle o trasgressivo, la propria fatica di crescere, lo vivono solo dentro di sé, come una battaglia combattuta sul proprio corpo.

Sono gli adolescenti che si ritirano dal confronto con gli altri ragazzi, che esprimono nella sofferenza del corpo quello che le parole non riescono a formulare.

Mamma e papà spesso non sanno a quale distanza stare: respinti perché troppo vicini, invadenti, ma immediatamente dopo richiamati a consolare, sostenere, aiutare, come quando erano piccoli.

Forse è proprio questo il difficile compito dei genitori dell’adolescente: sapersi, come il figlio, trasformare, seguendo il suo andamento da “Alice nel Paese delle meraviglie”, ora piccolissima ora gigante, e accompagnarlo nel suo tortuoso percorso.

Sapersi trasformare senza però perdersi, perché quando sarà il figlio a perdere temporaneamente la strada, disorientato, mamma o papà possano passargli una bussola.

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